La Casa Protopapa

La famiglia Protopapa, di origine bizantina, è antichissima, e da tempi remoti stanziata nel vibonese. Si ha notizia di un Leone Protopapa nel 1283 a Monteleone:
28 marzo del 1283 Carlo II, primogenito di Carlo I d’Angiò dal campo della Piana di S. Martino ove allora si trovava ordinò a’ Secreti di Calabria che pagassero 40 tarì d’oro al presbitero Leone Protopapa di Montelione, importo di un cavallo, che nel passaggio del re suo genitore per detta terra, i Baiuli gli avevano preso, e donato ad uno del seguito del Re medesimo, e non essendo stato ubbidito per la penuria d’introiti, ripetè con più fervore gli ordini medesimi a 2 novembre 1283 da Nicotera (1).
Di Leone Protopapa sappiamo anche che nel 1313 ebbe il comando del castello di Sant’Aniceto, durante la guerra tra Roberto d’Angiò e gli Aragonesi; in realtà, in maniera molto poco nobile, Leone tradì la causa angioina cedendo il castello a Federico d’Aragona. Sappiamo inoltre che “la nobile famiglia Protopapa fiorì in Melicuccà e nell’Arenese. Nel 1707 don Isidoro Protopapa era signore di Pacuzzo seu Rivello” . (2). Lo stesso Von Lobstein, nel I volume del “Settecento Calabrese”, riferisce di un atto notarile in cui viene nominata la baronia di Suprà dei Protopapa; atto notarile che noi abbiamo ritrovato nell’Archivio di Stato di Vibo Valentia.
La famiglia risulta essere proprietaria in Arena fin dal 1250 (3).
Nel XVI secolo, i Protopapa erano tra le sette famiglie suffeudatarie del marchesato di Soreto, insieme con i Signoretta, gli Apruzzo, i Marzano, i Curticosa, i Grizzaroni e i Barone. Nel 1570 Prospero Protopapa è barone suffeudatario di Infrataré. Paga l’adoha al barone di detta terra (4).
Il suffeudatario aveva l’obbligo, per la sua terra, di pagare l’adoha al Marchese, e, una volta all’anno, presentarsi a lui armato di tutto punto e a cavallo. In caso di guerra doveva prestare servizio militare sotto la diretta dipendenza del suo Signore. (5).
Nel 1638 un altro Prospero Protopapa risulta Revisore dei Conti per lo Stato di Soreto (6).
Nel XVII secolo, con la decadenza di Soreto, i Protopapa si trasferiscono a Caridà e Melicuccà (7).
L’ultimo del ramo di Suprà fu il barone don Giovambattista Protopapa, deceduto nel 1728.
Alla sua morte, i beni dei baroni di Suprà e Corticosa vennero nella disponibilità dei baroni Protopapa di Infratarè, seconda diramazione della famiglia in Melicuccà, di cui già si è detto prima ed i cui principali rappresentanti furono il barone Prospero Protopapa ed i suoi discendenti.
La baronia d’Infratarè apparteneva ai Protopapa sin dal XVI secolo. Ne abbiamo testimonianza in un documento di recente ritrovato nell’Archivio di Stato di Napoli [ASN, Regia Camera della Sommaria, Partium, 604 (ex Partium 9° anni 1570 a 1571), f. 65r.], che di seguito si riporta:
1570 giugno 12, Napoli
Ordine della Regia Camera al barone di Soreto affinché non molesti il magnifico Prospero Protopapa, suo suffeudatario, imponendogli i servizi personali, non dovuti perché quest’ultimo gli corrisponde già l’adoa dovuta.
Magnifice vir . In questa Camera si è comparso per parte del magnifico Prospero Protopapa et ni ha fatto intendere come tene et possede uno sufeudo rustico sito in lo territorio de Sorrito et nomato Infratarè lo quale rende ducati trenta l’anno et ni paghi l’adoho al magnifico barone et per ditto magnifico barone per lo suffeudo preditto, ultra lo adoho che adesso paga, lo constrenge alli servitii personali perloché patì esso exponente assai più interesse per ditti servitii personali che non rende ditto feudo in grave suo danno, preiud(itio) et interesse fandone per questo supplicare d’oportuna provisione. Volendo mo’ super de cciò de iustitia providere, ve facimo la presente per la quale ve decimo, ordinamo et comandamo che pagando lo adoho lo ditto exponente per lo ditto suffeudo non lo debbiati constringere alli ditti servitii personali et cossì exequireti et non altrimenti per quanto haviti cara la gratia dela Regia M(aies)tà o pena de onze cento. La presente etc. Datum etc. die XII° mensis iunii XIIIe indictionis 1570. Havendo causa in contrario venga in la Regia Camera e le seli farà iustitia.
Bernardus de Santa Cruce per m(agnum) C(amerarium)
Antonius de Davite
Johannes Baptista Crispus magister actorum
Consensu detis Raparis pro not(ario)
Al barone de Serrito che contribuendo lo supplicante suo suffeudatario al’adoho li compete non lo molesti in servitii personali. 
Figli di donna Anna e don Prospero furono don Giovambattista, don Francesco, don Carlo e, forse, donna Eleonora (anche se questa, forse, era figlia di don Giovambattista: v. anche pagina sui Cucco Marino). Donna Eleonora Protopapa sposò, probabilmente verso la fine del secondo decennio del secolo XVIII (dato che il loro primo figlio venne battezzato nel 1727), il nostro avo dottor fisico magnifico don Zaccaria Cucco Marino, Sindaco dei Nobili del Contado di Borrello e trisavolo del già citato don Francesco.
Non sappiamo se e chi avesse sposato don Giovambattista. Questi era vivente nel 1705, mentre risulta già deceduto nel 1736. Non risulta che ebbe discendenza.
 
Don Carlo Protopapa sposò la sorella di Zaccaria, la magnifica donna Elena Cuccomarino. Di essi non ci è nota discendenza.
 
Don Francesco Protopapa sposò donna Raimonda degli Sciomà, nobile famiglia Dinamese, i cui membri, per generazioni, erano stati Precettori della Casa Ducale d’Arena, come testimoniato da un atto sottoscritto da D. Scipione Sciomà nel 1734. Da essi nacque nel 1771 il magnifico don Vincenzo Protopapa, barone di Infratarè, che si unì in matrimonio con la magnifica donna Illuminata Berlingieri, patrizia del seggio di San Dionigio in Crotone e figlia del magnifico don Domenico e della magnifica donna Raffaella De Sena, nobile di Cassano.
Don Vincenzo e donna Illuminata ebbero come figlio il barone magnifico don Giuseppe Antonio Protopapa, che sposò la baronessa magnifica donna Maria Antonia De Felice di Poggio-Rangone da Galatro, patrizia di Tropea. Ebbero vari figli, tra cui donna Raimonda Protopapa, che andò in sposa a suo cugino, il nostro avo don Carlo Antonio Maria Cuccomarino, figlio dei già citati don Francesco e donna Ippolita Galluccio. L’ultimo barone Protopapa, nipote di donna Raimonda, moriva, senza discendenza maschile, nei primi decenni del ‘900, lasciando come unici eredi legittimi i cugini Francesco Saverio Maria e Carlo Cuccomarino. Quest’ultimo, sposando una figlia naturale riconosciuta in articulo mortis del barone Protopapa, dava origine al ramo Cuccomarino-Protopapa della nostra famiglia.
Resta ancora aperta, ed è per noi di estremo interesse, la questione se la magnifica donna Eleonora Protopapa, moglie del magnifico don Zaccaria Cucco Marino, fosse figlia del barone don Prospero Protopapa o del di lui figlio barone don Giovan Battista. Pubblichiamo pertanto gli atti di un processo celebrato presso la Corte Ducale d’Arena nel 1736 e che vide opposti gli eredi dell’Arciprete don Leone Charny, da una parte, ed i magnifici don Prospero Protopapa e don Zaccaria Cucco Marino, dall’altro, per una controversia relativa alle rendite del fondo detto Baccarigo, all’epoca del processo di proprietà del magnifico don Zaccaria in quanto bene dotale della di lui consorte magnifica donna Eleonora Protopapa. Si tratta di una questione abbastanza complicata. Il processo, i cui atti sono conservati presso l’Archivio Caracciolo d’Arena, si fonda su un atto rogato nel 1705 dal Regio Notaio don Zaccaria Cucco, nonno del magnifico don Zaccaria Cucco Marino, in cui, apparentemente,il barone Protopapa cedeva all’arciprete don Leone Charny le rendite del fondo detto Baccarigo di sua proprietà, e limide i beni del barone Giacinto Protopapa, per la somma di 50 ducati. Nel 1736 l’abate Francesco Charny, nipote ed erede di don Leone, citò don Prospero accusandolo di essersi riimpossessato del fondo. Nel processo che ne seguì don Prospero si difese affermando che, nel 1705, tale fondo non era suo, bensì di suo figlio, don Giovan Battista, all’epoca ancora vivo ed al momento del processo già deceduto; ed adesso era divenuto di proprietà del magnifico don Zaccaria Cucco Marino, come bene dotale pervenutogli dalla di lui moglie donna Alianora Protopapa. Pertanto, nell’ipotesi che il fondo originariamente fosse di don Prospero, potrebbe essere passato direttamente alla di lui figlia Alianora e da questa a don Zaccaria; ovvero, al di lui figlio don Giovan Battista ed, alla sua morte, tornato nella disponibilità di don Prospero e quindi ceduto a donna Alianora; oppure ancora, nell’ipotesi che don Giovan Battista fosse padre di donna Alianora, ereditato da costei alla di lui morte.
Nè dirimente è il Libro dei Censi dei Marchesi d’Arena, in cui, nelle pagine dedicate ai figli di don Zaccaria, sono elencate molte terre che furono di don Prospero Protopapa e pervenute ai discendenti di Zaccaria per eredità materna… senza però che sia specificato se Prospero fosse il padre o il nonno della madre. Senza dubbio, nel Libro dei Censi, nelle pagine dei Cucco Marino, don Giovan Battista Protopapa non viene mai nominato, e ciò sembrerebbe indicare che Eleonora fosse figlia, e non nipote, di Prospero.
Tutt’oggi, una parte importante delle terre costituenti i feudi di Suprà e Infratarè è proprietà della famiglia Cucco-Marino, per eredità Protopapa.
Arma: troncato di azzurro e di oro. Nel 1° ad una colonna d’oro, sormontata da una palla dello stesso, e sinistrata da una palma di verde. Nel 2° tre palle nella punta: in quella di mezzo è fermo un uccello di rosso, tenente nel becco un ramo di ulivo verde; nel canton destro del capo una stella a sei raggi di oro (11). La stessa arma si può osservare nello sfondo del ritratto di don Carlo Protopapa, riportato qui sopra.
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(1). Vito Capialbi, “Memorie del clero di Montelione”, Napoli 1843, pag. 17. Il Capialbi cita Reg. anni 1283 lit. C pag. 230
(2). Franz Von Lobstein, “Settecento Calabrese”  vol III pag. 112 n. 8
(3). G. Crocenti, “La valle del Marepotamo”, Ursini editore, pagina 47
(4). A.S.N. Sommaria II, n. 349
(5). G. Crocenti, “La valle del Marepotamo”, Ursini editore, pag. 113
(6). Arch. Scalamogna, Arena
(7). G. Crocenti, “La valle del Marepotamo”, Ursini editore, pag. 128
(8). A.S.N. Onc. 6209
(9). G. Crocenti, “La valle del Marepotamo”, Ursini editore, pag. 164-167
(10). Tutti i documenti relativi ai feudi di Suprà (o Supplà) e Corticosa sono conservati presso l’Archivio Caracciolo d’Arena (Archivio Scalamogna)
(11). Carlo Padiglione, “Trenta centurie di Armi Gentilizie”, Napoli, casa editrice Bideri, 1914